I Cestini di frangipane “amarenetto” sono piccoli, croccanti e con un segreto al cuore: un’amarena succosa, pronta a rubare la scena a mandorle e burro, i due veri protagonisti di questa storia. Hanno le dimensioni di un pasticcino da tè e le ambizioni di un dessert da applausi: una piccola architettura di frolla, crema profumata all’amaretto e frutta sciroppata, progettata per mettere d’accordo consistenze diverse e palati molto esigenti.
Il gioco comincia al primo morso. La frolla alle mandorle, friabile e delicatamente vanigliata, fa da cornice al frangipane, che in forno si trasforma in una crema morbida e appena dorata. Poi arriva lei, l’amarena: acidula, succosa, con quel piglio da diva che non ha nessuna intenzione di lasciare tutto lo spazio alla dolcezza. L’amaretto di Saronno entra in scena con discrezione, amplifica il profumo delle mandorle e lega i sapori senza trasformare il pasticcino in un bicchierino da dopocena. A chiudere il cast, le lamelle di mandorla, con la loro nota croccante e quell’aria da pasticceria con la giacca buona.
La lista degli ingredienti è breve, ma qui la precisione conta. Per una frolla che non perda la forma in forno, il burro deve essere freddo e il riposo in frigorifero non è una formalità burocratica: serve a rassodare l’impasto e a ottenere bordi netti. Anche dopo aver rivestito gli stampini, concedete ai gusci un’altra mezz’ora al freddo. Il frangipane, invece, vuole un burro morbido, lavorabile ma non sciolto, mentre le amarene vanno sgocciolate con cura: meno sciroppo significa meno umidità indesiderata nel cuore del dolce. In cottura, tenete d’occhio il colore oltre al timer: i 170 °C per 15 minuti indicati in ricetta sono un buon riferimento, ma ogni forno ha le proprie manie. E resistete alla tentazione di sformarli appena usciti: da freddi, i cestini sono più stabili e decisamente meno inclini agli incidenti. Una spennellata di gelatina neutra, infine, regala una lucentezza da vetrina, senza essere indispensabile.
Preparatene dodici, mettete in tavola il caffè e provate a servirli senza rivelare cosa nascondono. Il primo morso farà da spoiler. Il secondo, molto probabilmente, da richiesta di bis.
Se l’amaretto non è nelle vostre corde, potete tranquillamente ometterlo: la dose è così piccola che, anche senza il liquore, la struttura del frangipane resterà invariata e il risultato sarà altrettanto riuscito.
Naturalmente, senza amaretto anche il nome andrà rivisto: perché un “amarenetto” senza amaretto è un dolce che ha perso metà del suo gioco di parole!


